C’è un filo invisibile ma fortissimo che lega le storie di vita all’ombra del carisma di San Luigi Orione, e questo legame si è manifestato in tutta la sua bellezza questa mattina, venerdì 15 maggio nella cappella delle Piccole Suore Missionarie della Carità (PSMC), durante la Santa Messa del Triduo in preparazione alla festa del Santo Fondatore. La celebrazione, presieduta da Mons. Giovanni D’Ercole e concelebrata da alcuni sacerdoti orionini del Santuario, si è trasformata fin da subito in un caloroso e commosso incontro di famiglia. Salutando le religiose della Casa Madre, insieme alla Superiora provinciale Madre Mabel, Mons. D’Ercole ha rievocato con profonda emozione gli anni della sua giovinezza, quando da seminarista e poi da giovane prete muoveva i primi passi proprio accanto a loro. Il Vescovo ha voluto esprimere una grandissima gratitudine per il servizio lodevole e instancabile che le suore compiono da sempre nei confronti dei sacerdoti, offrendo un sostegno spirituale e materno che è prezioso fin dalle origini stesse dell’Opera. Durante l’omelia, il Vescovo ha offerto una riflessione densa e vibrante, ricordando come i grandi sacerdoti che vissero gli inizi dell’Opera, tra cui Don Catenacci e Don Piccinini, gli avessero insegnato che Don Orione era letteralmente innamorato di San Paolo, tanto da poterne essere considerato una vera e propria “fotografia”. Commentando il capitolo 18 degli Atti degli Apostoli, in cui Gesù rassicura Paolo a Corinto dicendogli di non avere paura, Monsignor D’Ercole ha sottolineato come la vita del Fondatore sia stata ricca di grandi gioie ma anche di pesanti persecuzioni e calunnie. Eppure, Don Orione non ha mai perso l’entusiasmo della fede: a differenza della tendenza odierna al catastrofismo e al lamento, egli rispondeva alle batoste della vita rilanciando sempre con una visione di speranza, senza mai cedere alla critica fine a se stessa. Il Vescovo ha poi lanciato un monito importante per la Chiesa di oggi, mettendo in guardia da un pericolo quanto mai attuale: la tentazione di un annuncio cristiano solo “orizzontale”, vale a dire tutto concentrato sul fare del bene su questa terra, ma silenzioso sul Paradiso e sull’eternità. Ricordando il fuoco negli occhi dei confratelli incontrati in ospedale fino al loro ultimo respiro, ha esortato tutti i presenti a ritrovare lo stesso slancio per la salvezza delle anime, citando il mandato forte e radicale di Don Orione di porsi “sulla bocca dell’inferno” pur di salvarle. La celebrazione si è conclusa in un clima di profonda commozione, dove negli occhi di alcune suore brillava il ricordo affettuoso degli anni trascorsi insieme a Don Giovanni, rinnovando l’impegno quotidiano racchiuso nelle parole intramontabili del Fondatore: “Servire negli uomini il Figlio dell’Uomo, servire Gesù nei poveri: programma di vita santa!”.
AUDIO OMELIA (Mons. D’Ercole)
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