Celebriamo la XXVI domenica del Tempo Ordinario. Povertà e ricchezza sono situazioni antiche quanto il mondo. Ma hanno fatto e continuano sempre a fare problema. Le interpretazioni e le soluzioni sono molte. C’è chi collega povertà e ricchezza alla «fortuna» e al caso. Chi vede nella povertà il segno della incapacità e del disordine morale e nella ricchezza il segno e il premio dell’intelligenza e della virtù. Per altri è proprio il contrario: chi è onesto non si arricchisce, perché per diventare ricchi non bisogna avere troppi scrupoli di coscienza. Ricchezza coincide con sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo: il ricco è un ladro, disposto a tutto per difendere il suo privilegio. Nasce il disordine costituito, la società violenta. E nasce il problema: come fare giustizia? Come dividere giustamente i beni della terra e i frutti del lavoro dell’uomo? Come cambiare l’ordine delle cose?

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