La visione di Isaia lascia intravedere un mondo nuovo, il Paradiso e con la sua onirica descrizione ci fa immaginare un monte a cui tutti i popoli, da versanti diversi, stanno arrivando. Lì il velo che li copriva, proteggeva, nascondeva, viene tolto e se c’erano nuvole a coprire le rispettive nazioni, anch’esse si diradano e scompaiono. Questo svelamento afferma la vita come vittoriosa, a dispetto della morte, che è eliminata per sempre. In effetti, cosa davvero è eliminato, è la sofferenza: le lacrime, l’ignominia spariscono, non hanno più motivo di essere. La sofferenza, frutto del primo allontanamento da Dio, mantiene la distanza tra noi e Lui e da soli non siamo più in grado di colmarla. L’incarnazione, l’arrivo del Messia investito di doni spirituali, colma questa distanza da parte di Dio e rende possibile a noi di riconnetterci a lui. Lo si può immaginare come un nuovo atto creativo che aggiunge al primo la conoscenza del bene e del male: il velo strappato permette alle persone di vedere con chiarezza, di riconoscere e di scegliere consapevolmente. La sofferenza è assunta dal Messia e la vita può tornare eterna ed essere desiderata come tale.

ASCOLTA L’OMELIA (Don VANOI)

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